sabato 26 maggio 2012

Scatti di scienza: la bellezza di un'immagine

Vi presento alcuni lavori svolti da una mia ex alunna, adesso in 2 media, riguardo a :

~ Scatti di scienza: la bellezza di un'immagine ~

 questa ed altre immagini hanno partecipato e vinto al concorso citato.
Ecco la prima:
Complimenti!!!


Titolo della fotografia: “angeli in movimento”

Autore
Giulia Crecchi

Scuola: scuola secondaria di 1°grado ic “ F.Sacchetti” San Miniato Basso
Insegnante di riferimento: professoressa Barbara Finato

Ho scattato questa foto nel settembre 2008. Mi trovavo a Gardaland con la mia famiglia, quando abbiamo deciso di vedere lo spettacolo di pattinaggio sul ghiaccio.
Al pala ghiaccio le luci colorate si muovevano da una parte all’altra, in ogni direzione come i pattinatori.
Avevo la macchina fotografica, così ho deciso di scattare alcune foto, non ero molto esperta, come non lo sono ora, così scattavo ogni volta che i pattinatori mi passavano davanti.
Quest’anno poi, riguardando tutte le foto del computer, ho ritrovato quest’immagine. Mi rendo conto di aver scattato la foto inconsciamente, utilizzando i tempi di posa lunghi, che non creano un’immagine ferma, la figure “trascinate” che lasciano una scia ed è questo che dà un senso di movimento. La foto mi fa pensare ai quadri futuristi che ho visto sul mio libro d’arte.
I dipinti di Boccioni e Balla, questi 2 artisti che nelle loro opere hanno rappresentato soggetti in movimento ( ballerine, nuotatrici, corridori ) alla ricerca del dinamismo, cioè di figure che non appaiono mai ferme, un po’ come i pattinatori nella mia foto.


Dati tecnici della fotografia
foto scattata il 29 agosto 2008 al palaghiaccio di “Garadaland” con una macchina fotografica OLYMPUS FE-210
 

sabato 19 maggio 2012

Francesco Profumo sui fatti di Brindisi

Il Ministro dell'istruzione Francesco Profumo, a seguito dell'esplosione di tre ordigni presso la scuola Morvillo-Falcone di Brindisi, ha scritto una lettera indirizzata alle studentesse e agli studenti della scuola italiana.
Ecco il testo della lettera:
Care ragazze e ragazzi,
vi scrivo come Ministro, come padre ma soprattutto come italiano a voi che rappresentate il futuro del nostro Paese. Oggi siete stati selvaggiamente colpiti, per la prima volta nella nostra pur travagliata storia unitaria e repubblicana, davanti ad un edificio pubblico nel quale vi stavate recando sicuri di essere protetti, per imparare a diventare cittadini. Capisco dunque che dentro ciascuno di voi e tra i vostri amici e compagni di classe possa nascere, assieme al dolore per la morte assurda della vostra compagna, un sentimento di sgomento per essere stati aggrediti lì dove non doveva succedere. Il vostro sgomento è quello di tutti. Colpire da vigliacchi una scuola è infatti colpire l’Italia intera, perché lì si forma il suo futuro. Dovete credermi, sento profondamente questa responsabilità e con me tutto il Governo e l’Italia intera. Faremo di tutto perché una cosa del genere non succeda mai più, affinché voi entrando nella vostra scuola pensiate solo ai compiti e allo studio, alle amicizie e allo sport.
Immagino vi siano dentro di voi sentimenti come dolore e rabbia: non abbiate paura di averli. Oggi sono naturali. Solo vi dico e vi chiedo di non cedere ad essi, pensando di essere soli. Non lo siete. Siete invece la parte più importante di una grande comunità sulla quale potete contare, a partire dai vostri insegnanti e dal personale che lavora nella scuola. Sulla forza e sulla saldezza di questa comunità che ha in voi il suo futuro potrete fare affidamento affinché domani questi sentimenti possano lasciare il posto alla speranza e alla fiducia. Speranza che il Paese nel quale vivete diventi sempre più a vostra misura e sempre meno ceda spazio a illegalità e violenza.
Noi sapremo unirci: voi potete contare su di noi. Nelle prossime ore e nei prossimi giorni lavorerò ad iniziative in questo senso. Vi dimostreremo che i terribili fatti di oggi sono un segno di debolezza e non di forza di chi li ha compiuti. Vedrete che non sarete lasciati soli.
A presto
Francesco Profumo

mercoledì 9 maggio 2012

Giornalino scolastico

 La scuola primaria D. Alighieri, in particolare la classe 5°, ha realizzato la seconda uscita del proprio giornalino scolastico che vi propongo. Si chiama :

CHIACCHIERE DEL MESE
ed ecco cosa scrivono gli alunni:
Come nel numero precedente, continuiamo a dare al giornalino un “taglio storico”, così, dagli Etruschi, passiamo agli antichi Romani ma c’è dell’altro!!
N.2 bimestrale Marzo-Aprile 2012
Potete scaricarlo qui:
CHIACCHIERE DEL MESE 2


martedì 8 maggio 2012

Storia in video: Etruschi e Romani



Gli Etruschi erano un popolo dell'Italia antica affermatosi in un'area denominata Etruria, corrispondente alla Toscana, all'Umbria fino al fiume Tevere e al Lazio settentrionale, con propaggini in Liguria e verso la zona padana dell'Emilia-Romagna e della Lombardia, a partire dall'VIII secolo a.C.La civiltà etrusca, discendente dalla cultura villanoviana, fiorì a partire dal X secolo a.C. e fu definitivamente inglobata nella civiltà romana entro la fine del I secolo a.C. alla fine di un lungo processo di conquista e assimilazione culturale che ebbe inizio con la data tradizionale della conquista di Veio da parte dei romani nel 396 a.C.Sull'origine e provenienza etrusca è fiorita una notevole letteratura, non solo storica e archeologica. Le notizie che ci provengono da fonti storiche sono infatti piuttosto discordanti. Fino agli anni 1970 si riteneva che gli etruschi provenissero dall'Asia minore, spinti sulle coste italiane in seguito ad una carestia (Erodoto, Storie, I, par. 94). Agli etruschi si era sempre guardato come ad un popolo unitario sin dalla loro preistoria. Tuttavia gli etruschi, come unità, risulteranno esistere solo a partire dall'VIII secolo a.C. con una loro propria lingua e con proprie usanze, benché non furono così omogenei nelle varie regioni dove avrebbero abitato per poter negare che essi, come unità etnica, furono il risultato dell'unione di diversi popoli. È indubbio, infatti, che da quanto è stato tramandato della loro storia e da documenti monumentali rimasti compaiono elementi italici, egizi e greci. Il popolo etrusco si formò nella terra conosciuta come Etruria, tra i fiumi Tevere e Arno, dalla costa tirrenica alle giogaie dell'Appennino.Gli Etruschi furono fortemente influenzati dagli antichi Greci, che li chiamavano "tirreni". Gli esperti definiscono l'VIII secolo a.C. come il periodo Orientalizzante della storia etrusca, riferendosi all'influenza proveniente dall'est. I periodi successivi sono chiamati Classico ed Ellenistico ("degli antichi Greci") secondo gli stili dell'arte greca. Gli etruschi adottarono anche una forma di alfabeto greco ed elementi della mitologia greca.Tra le divinità maschili e femminili etrusche si trovano delle corrispondenze con gli dèi greci, solo alcuni mostrano lievi modifiche nella pronuncia. Le corrispondenze sono ricavate da un'interpretazione di miti già esistenti tra gli etruschi, che si uniscono, per caratteristiche peculiari, a quelli noti del pantheon greco, pur non avendone dirette correlazioni. Secondo gli studiosi, gli etruschi aggiunsero temi propri ai miti importati.


Nell'autunno del 79 d.C. Pompei fu vittima di una forte eruzione del Vesuvio. La città fu sommersa da una pioggia di cenere e lapilli (e non di lava, come spesso si legge) che, salvo un intervallo di alcune ore, cadde ininterrotta fino a formare uno strato di almeno una decina di metri. Al momento dell'eruzione del 79 molti edifici erano ancora in ricostruzione a causa del sisma del 62.La data di questa eruzione ci è nota in base a una lettera di Plinio il giovane e dovrebbe corrispondere al 24 agosto. Tuttavia non tutti gli studiosi concordano. Nella cenere solidificata furono ritrovati i vuoti corrispondenti a corpi; detti vuoti, riempiti con colate di gesso (o altro), ci forniscono i calchi esatti delle vittime dell'eruzione.Nel 1997, l'UNESCO ha dichiarato Pompei Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Il Comitato ha deciso di iscrivere tale area sulla base dei criteri culturali considerando che gli straordinari reperti delle città di Pompei, Ercolano e delle città limitrofe, sepolte dall'eruzione del Vesuvio del 79, costituiscono una testimonianza completa e vivente della società e della vita quotidiana in un momento preciso del passato, e non trovano il loro equivalente in nessuna parte del mondo.