lunedì 10 novembre 2014

Didattica della LIM

Entriamo in aula. La LIM è lì, sul muro, già in funzione. Cosa rappresenta per noi? Come accostarci ad essa? Attraverso quali strategie? Sono alcune delle domande che viene spontaneo farsi non appena si comprende che la tecnologia da solo non compie miracoli e che quindi la possibilità che la Lavagna ha di essere uno strumento innovativo dipende dalle pratiche con cui l’insegnante decide di integrarla nel proprio agire didattico.

Una traccia di risposta (e riflessione) a questo riguardo viene da Pasolini. Nel 1965, Pasolini scrive un saggio – Il cinema di poesia – nel quale riflette sul rapporto tra cinema e letteratura. La sostanza del suo pensiero è racchiusa in una battuta: “mentre l’operazione dello scrittore è un’invenzione estetica, quella dell’autore cinematografico è prima linguistica e poi estetica”. Cosa significa? Significa che nel caso della letteratura la lingua con i suoi codici ha avuto tempo di definirsi e di fissarsi: l’autore si limita a fare un lavoro di tipo stilistico. Nel caso del cinema occorre prima definire i codici (non esistono una grammatica e una sintassi dell’immagine date una volta per tutte), poi intervenire sul piano dello stile.
Lo spunto è interessante e ci consente di individuare due usi possibili della LIM in didattica: li chiamiamo uso stilistico e uso linguistico.

Cosa implica l’uso stilistico della LIM?
  1. Implica di privilegiare la forma, ovvero di lasciarsi catturare dagli effetti speciali: posso caricare sfondi e oggetti da una libreria digitale, posso modificarli, colorarli, arricchirli di animazioni. Il narcisismo del docente ne può uscire gratificato: produco i miei oggetti, mi lascio convincere che tutto sia solo questione di artifici.
  2. L’uso stilistico finisce per ancorare l’impiego della LIM a modelli conosciuti. Prima usavo la lavagna di ardesia per supportare la mia lezione frontale; poi ho scoperto di poterlo fare con dei Powerpoint; adesso potrò farlo anche meglio grazie alla LIM. Al fondo, però, non cambia nulla. I nuovi formati non comportano significative trasformazioni delle mie pratiche che restano le stesse e alla fine prevalgono.
  3. Infine, posso correre il rischio di non rispettare l’ergonomia cognitiva. Oggetti multimediali troppo sofisticati, troppo ricchi di effetti, sovraccarichi di contenuti, non sono funzionali all’apprendimento: possono disorientare, distogliere l’attenzione dei ragazzi, spostare l’accento dal contenuto alla forma. Insomma: occorre prestare molta attenzione.
Cosa significa, invece, fare un uso linguistico della LIM?
  1. Significa, anzitutto, riflettere sul sistema dei codici. Torna qui l’osservazione già introdotta sul carattere tattile della LIM. Costruire oggetti multimediali non è la stessa cosa che produrre un testo scritto o girare un filmato. Manipolare non è la stessa cosa che vedere o ascoltare. L’insegnante deve chiedersi come comunica la LIM e comportarsi di conseguenza.
  2. Ancora, significa riflettere sugli usi possibili della LIM. Ce ne occuperemo ancora specificamente; per ora è sufficiente immaginarsi questi usi come collocati su due continui. Il primo oscilla tra uso individuale (l’insegnante usa la LIM) e collaborativo (gli studenti usano la LIM); il secondo tra uso rappresentativo (la LIM come spazio su cui materializzare oggetti) e costruttivo (la LIM come spazio entro cui costruire oggetti).
  3. Da ultimo, l’uso linguistico implica di interrogarsi su caratteri e funzionalità dei contenuti digitali in relazione agli altri contenuti e agli altri supporti. Quando usare la LIM e quando altri strumenti? E quali contenuti? E attraverso quali mix di contenuti?