lunedì 13 aprile 2015

La resilienza

La resilienza è la capacità di autoripararsi dopo un danno, di far fronte, resistere, ma anche costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante situazioni difficili che fanno pensare a un esito negativo. Ciò che non lo uccide, lo rende più forte.(Friedrich Nietzsche)

Resilienza nella storia

Fin dalle epoche più remote, gli esseri umani si sono distinti per la capacità di sopravvivere a disastri naturali, guerre, e a ogni sorta di carestia o malattia. Ciò è stato possibile perchè l’uomo è “programmato” per resistere alle sventure, superarle, e convivere quotidianamente con lo stress, al punto che si potrebbe dire che l’abilità di combattere e rialzarsi  più forti di prima (piuttosto che la fragilità) è la regola nel mondo umano.
La necessità di combattere ha la sua ragion d’essere nell’inevitabilità delle sconfitte, delle delusioni e dei conflitti quotidiani, fino a quegli sconvolgimenti esistenziali, come una violenza o la perdita di una persona cara, che, spezzando un equilibrio preesistente, pongono colui che li ha subiti di fronte a una serie di interrogativi: Perché proprio a me? Che senso ha quanto mi è accaduto?
Domande da cui non è possibile sfuggire: solo cercando una risposta chiarificatrice, un senso, seppur a volte mai definitivamente compiuto, è possibile infatti ridefinire la propria sofferenza, che, al di là del dolore gratuito, può essere vista come un valore aggiunto, e fonte di maggiore sensibilità verso le bellezze dell’esistenza, nonchè per le sofferenze altrui.
Se è vero che certe ferite non si rimargineranno mai completamente, qualunque trauma, se non vissuto passivamente come punizione o negazione della felicità, può rappresentare, nel suo accadere repentino e imprevedibile, un’occasione di realizzazione superiore, al pari della condizione del cigno che si è sviluppato a partire dal brutto anatroccolo della nota favola di Andersen (Cyrulnik, 2002).
Le difficoltà quindi come opportunità, come sfida, che mobilita le proprie risorse, sia interne che esterne, una sfida dalla quale non ci si può esimere, in nome del raggiungimento di un equilibrio più funzionale.
Affrontare le inevitabili calamità della vita mette in moto un’abilità nota come resilienza, termine ripreso dall’ambito ingegneristico per indicare la capacità di un materiale di resistere a un urto improvviso senza spezzarsi (De Filippo, 2007). La sua azione può essere paragonata a quella del nostro sistema immunitario chiamato a proteggerci dalle aggressioni esterne.

 

Definizione di Resilienza

La resilienza è in altri termini la capacità di autoripararsi dopo un danno, di far fronte, resistere, ma anche costruire e riuscire a riorganizzare positivamente la propria vita nonostante situazioni difficili che fanno pensare a un esito negativo. 
Essere resilienti non significa infatti solo saper opporsi alle pressioni dell’ambiente, ma implica una dinamica positiva, una capacità di andare avanti, nonostante le crisi, e permette la costruzione, anzi la ricostruzione, di un percorso di vita. Si tratta di un dono inestimabile, che permette di superare le difficoltà, ma che non rende invincibili, e non è neppure presente sempre e comunque: possono infatti verificarsi momenti in cui le situazioni sono troppo pesanti da sopportare, generando un’instabilità più o meno duratura e pervasiva. Non esistono i Superman, e non si è dei supereroi per il solo fatto di essere stati resilienti in passato, anche se è indubbio che la forza delle battaglie superate predispone l’individuo a lottare con maggior consapevolezza (dei rischi assunti e della probabilità di riuscita).
Gli individui resilienti hanno, insomma, trovato in se stessi, nelle relazioni umane, e nei contesti di vita, quegli elementi di forza per superare le avversità, definiti fattori di protezione contrapposti ai fattori di rischio, che invece diminuiscono la capacità di sopportare il dolore.

Fattori di rischio per la Resilienza

Tra i fattori di rischio che espongono a una maggiore vulnerabilità agli eventi stressanti, diminuendo la resilienza, secondo Werner e Smith (1982) troviamo i fattori emozionali (abuso, bassa autostima, scarso controllo emozionale), interpersonali (rifiuto dei pari, isolamento, chiusura), familiari (bassa classe sociale, conflitti, scarso legame con i genitori, disturbi nella comunicazione), di sviluppo (ritardo mentale, disabilità nella lettura, deficit attentivi, incompetenza sociale).
 Fattori protettivi per la Resilienza
Tra i fattori protettivi, invece, gli autori ne individuano di individuali e familiari. Tra i primi, l’essere primogenito, un buon temperamento, la sensibilità, l’autonomia, unita alla competenza sociale e comunicativa, l’autocontrollo, e la consapevolezza e fiducia che le proprie conquiste dipendono dai propri sforzi (locus of control interno). A questi si aggiunge una risorsa di estrema importanza: il comportamenti seduttivo, che consente di essere benvoluti e di riconoscere e accettare gli aiuti che vengono offerti dall’esterno.
I fattori protettivi familiari comprendono l’elevata attenzione riservata al bambino nel primo anno di vita, la qualità delle relazioni tra genitori, il sostegno alla madre nell’accudimento del piccolo, la coerenza nelle regole, il supporto di parenti e vicini di casa, o comunque di figure di riferimento affettivo.
Esplorando i fattori protettivi, è possibile individuare cinque componenti che contribuiscono a sviluppare la resilienza (Cantoni, 2014).

I 5 componenti che sviluppano la Resilienza

1. L’Ottimismo. La disposizione a cogliere il lato buono delle cose, è un’importantissima caratteristica umana che promuove il benessere individuale e preserva dal disagio e dalla sofferenza fisica e psicologica. Chi è ottimista tende a sminuire le difficoltà della vita e a mantenere più lucidità per trovare soluzioni ai problemi (Seligman, 1996).
2. L’autostima si accoppia all’ottimismo.Avere una bassa considerazione di sé ed essere molto autocritici, infatti, conduce a una minore tolleranza delle critiche altrui, cui si associa una quota maggiore di dolore e amarezza, aumentando la possibilità di sviluppare sintomi depressivi.
3. La Robustezza psicologica (Hardiness). Essa è a sua volta scomponibile in tre sotto-componenti, il controllo (la convinzione di essere in grado di controllare l’ambiente circostante, mobilitando quelle risorse utili per affrontare le situazioni), l’impegno (con la chiara definizione di obiettivi significativi che facilita una visione positiva di ciò che si affronta) e la sfida, che include la visione dei cambiamenti come incentivi e opportunità di crescita piuttosto che come minaccia alle proprie sicurezze.
4. Le emozioni positive, ovvero il focalizzarsi su quello che si possiede invece che su ciò che ci manca.
5. Il supporto sociale, definito come l’informazione, proveniente da altri, di essere oggetto di amore e di cure, di essere stimati e apprezzati. E’ importante sottolineare come la presenza di persone disponibili all’ascolto sia efficace poichè mobilita il racconto delle proprie sventure.Raccontare è liberarsi dal peso della sofferenza, e l’accoglienza gentile e senza rifiuti o condanne da parte degli altri segnerà il passaggio da un racconto tutto interiore, penoso e solitario (che può sfociare in forme di comunicazione delirante) alla condivisione partecipata dell’accaduto.
In definitiva, ciò che determina la qualità della resilienza è la qualità delle risorse personali e dei legami che si sono potuti creare prima e dopo l’evento traumatico. Parlare in termini di resilienza vuol dire modificare lo sguardo con cui si leggono i fenomeni e superare un processo di analisi lineare, di causa ed effetto, per cui non è più corretto ragionare dicendo per esempio: “E’ stato gravemente ferito, quindi è spacciato per tutta la vita!”

Il profilo della Resilienza

Se volessimo tracciare un profilo della persona resiliente, questa dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche:
Sopporta i dolori senza lamentarsi e regge le difficoltà senza disperarsi;
Ha il coraggio di intraprendere con consapevolezza una via che sa essere tortuosa o, comunque, non la più semplice;
Ama la vita per quello che è nel presente, e coltiva una propria spiritualità e virtù che moderano i timori di morte;
- Ricorda di essere esposta al pericolo in quanto mortale, e nel contempo affronta ciò che lo ostacola per cercare di superarlo con saggia audacia.

http://www.stateofmind.it/2015/03/resilienza-psicologia-positiva/

lunedì 30 marzo 2015

L’arte è mettersi in gioco


L’arte è mettersi in gioco, i ragazzi provano a farlo

Il progetto Yellow Submarine vuol stimolare la creatività degli studenti dell’istituto comprensivo Sacchetti



SAN MINIATO. “L’arte è mettersi in gioco”. È questo il motto e la molla, il fine e il mezzo, l’impulso del processo di creazione e di formazione del Progetto Yellow Submarine.
Mettersi in gioco, partecipare, provare, osare, immaginare sono le attività più importanti, piú importanti ancora del prodotto finale. Cos’è un’icona? Ne esistono di odierne? In che modo i mitici anni Sessanta, colmi di leggende e contraddizioni, sanno parlare ai giovani di oggi?
Quanto è attuale il labirinto della cultura pop che quarant’anni fa i Beatles cantavano e Kubrick imprimeva su pellicola?
Da queste fertili premesse parte il nuovo tentacolare progetto di Firenza Guidi e del centro di arti performative Elan Frantoio, da anni organizzatore di eventi a livello internazionale. Il progetto Yellow Submarine, che coinvolge da due mesi circa trecento bambini e ragazzi provenienti dalle scuole medie ed elementari dell’istituto comprensivo Sacchetti, avrà il suo epilogo negli spettacoli che si terranno domani e martedì 31 marzo, alle 18, nella Casa culturale di San Miniato Basso. Domani presenteranno le classi quinte delle primarie e il giorno seguente sarà la volta delle terze medie. Il plotone di ragazzi metterà in scena un flusso multidisciplinare che farà convergere proiezione, teatro, poesia e musica: l’obiettivo è riassumere l’ampio itinerario artistico-culturale-storico affrontatato a scuola.
L’importanza dell’icona si è fermata alla Marilyn di Andy Warhol oppure continua a caratterizzare il presente nelle nuove espressioni del virtuale? Mentre social network e selfie portano il culto dell’immagine verso nuovi livelli, l’utopico “sottomarino giallo” metaforicamente accompagnato da Elan nelle scuole è un luogo felice, con la sua valorizzazione della comunità oltre all’individuo, e sicuro, grazie al suo isolamento al riparo di ogni conflitto. La riflessione sulla guerra è un ulteriore tassello del progetto e connette didattica, musica e poesia, presente e passato, dai conflitti mondiali, al Vietnam, ai giorni nostri. A patrocinare il progetto tramite i fondi P.E.Z. sono la Regione Toscana, la Provincia di Pisa e il Comune di San Miniato, oltre alla fondamentale commissione dell’Istituto Franco Sacchetti. «Per la scuola questo progetto rappresenta - commenta il dirigente scolastico Aido Fattori - un incentivo importante alla fantasia e allo sviluppo della creatività riflessiva su tematiche di rilevante importanza, aldilà della didattica di tutti i giorni».
Gli appuntamenti in programma nelle giornate di domani e di martedì sono quindi anche occasioni per focalizzarsi su quello che sta succedendo attorno a noi, con l’obiettivo di suscitare curiosità, partecipazione e riflessione e facendo leva sulla diversità come ricchezza. Gli eventi alla Casa culturale di San Miniato Basso incarneranno un’esperienza dalle molteplici facce e opportunità, costituendo una data da segnare sul calendario non solo per i genitori dei giovanissimi (e numerosissimi) protagonisti. Un appuntamento da non perdere, dunque, per chi ha voglia di tenere viva la mente.

martedì 10 marzo 2015

Gli insegnanti del ‘Sacchetti’ in Spagna per un progetto Erasmus



L’’Istituto Comprensivo Franco Sacchetti di San Miniato partecipa ad un progetto finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del programma Erasmus Plus,  intitolato “Multimedia games for inclusion”. Il progetto si pone come obiettivo quello di sperimentare modalità di insegnamento alternative alla tradizionale lezione frontale attraverso l’uso di videogiochi educativi e materiali multimediali per motivare maggiormente gli studenti nelle attività scolastiche, in particolare quelli con difficoltà di apprendimento e a rischio di insuccesso scolastico.
Oltre all’Italia, rappresentata dall’Istituto Sacchetti, fanno parte del progetto altri quattro paesi: Portogallo, Polonia, Turchia e Spagna. Dal 9 al 12 Febbraio le insegnanti Barbara Finato, Silvia Salvadori e l’insegnante Vicaria Simona Della Maggiore, si sono recate ad Algemesi, in Spagna, per partecipare al primo incontro transnazionale.
Il progetto, che si concluderà il prossimo anno scolastico, prevederà infine l’arrivo di un gruppo di studenti stranieri in Italia per un una competizione faccia a faccia con alcuni dei videogiochi precedentemente sperimentati in classe dando così modo agli studenti di vivere un’importante esperienza interculturale.


Copyright © gonews.it

Scarica la presentazione qui: Istituto Sacchetti

lunedì 19 gennaio 2015

Viaggio nella Shoah

Un piccolo lavoro per non dimenticare la Shoah, a disposizione di tutti. Realizzato da Margherita D'Alessandro e da Paolo Gallese, per la scuola primaria, è un micro sito propedeutico, per inquadrare alcuni temi di base ed eventualmente attuare altri percorsi. Contiene un breve percorso, una toccante intervista, una raccolta ragionata di film e libri a cura del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea.


Lo trovate qui:

http://pagallese.wix.com/viaggionellashoah

domenica 11 gennaio 2015

Evacuazione degli alunni con disabilità motorie

I criteri per l’evacuazione di alunni o personale diversamente abile variano in base alla tipologia di disabilità.

Esistono alcuni criteri generali da seguire, quali ad esempio:
  • attendere lo sfollamento degli altri alunni presenti in aula o delle persone presenti nella stanza
  • accompagnare le persone con capacità motorie o sensoriali ridotte all’esterno dell’edificio (questo compito è svolto dagli studenti designati ad assistere i disabili e dall'addetto antincendio assegnato al piano dove si trova il disabile)
  • se non è possibile raggiungere l’esterno dell’edificio, provvedere al trasporto del disabile fino ad un luogo idoneo, possibilmente un locale dotato di finestra lontano da dove si è sviluppato il focolaio dell’incendio, in attesa dei soccorsi.
Nel caso si abbia la presenza di un disabile motorio, occorre in primis verificare il grado di collaborazione che questo può fornire ed agire secondo le due seguenti tipologie di azioni:
  • sollevamento della persona da soccorrere 
  • spostamenti di parti del corpo della persona
In particolare, queste ultime riguardano le persone che presentano patologie di carattere psichico talmente gravi da comportare una completa inabilità motoria e devono essere affrontate con tecniche specifiche.
Nel caso di persone che utilizzano sostegni motori quali, ad esempio, una stampella o un bastone, e sono capaci di muoversi autonomamente benché in modo lento, è opportuno fornire un valido contributo dando la propria disponibilità ad accompagnare la persona fino ad un luogo sicuro.
Le persone che utilizzano sedie a rotelle, molte volte possono muoversi autonomamente fino ai punti dov’è necessario affrontare dislivelli, ed in tal caso il ruolo del soccorritore può consistere in un affiancamento.
Risulta evidente, quindi, la necessità che il soccorritore concordi in anticipo con la persona da aiutare le modalità di trasporto ed evacuazione della stessa.

www.orizzontescuola.it/guide/evacuazione-degli-alunni-disabilit-motorie